Progetti
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Birra Vale la Pena

Il primo progetto realizzato è
un Birrificio Artigianale


L'impianto è stato donato dal

Min. dell'Istruzione, Università e Ricerca


I locali sono messi a disposizione

dall'ITA Sereni, in via della Colonia Agricola a Roma


I fondi per la start-up del birrificio

e le borse lavoro dei detenuti

 sono stati erogati dalla

Cassa delle Ammende

del Ministero della Giustizia


La birra realizzata si chiama

Vale la Pena

un prodotto di qualità e di valori 

(leggi di più..)



Semi di Libertà Onlus
Associazione  No  Profit
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La nostra Onlus impiegherà, come da statuto, tutti gli utili nella realizzazione di un follow-up del progetto 

Vogliamo realizzare una

filiera della birra, della qualità,

e della legalità 

utilizzando esclusivamente materie prime del territorio coltivate in un ambito di economia sociale

 dalla semina al bicchiere


Una "camera di compensazione" 

tra il carcere e la società civile 


Un luogo che i detenuti

frequenteranno per 24 mesi

per essere avviati efficacemente

ad un processo produttivo ed inclusivo. 

Il Progetto Pedagogico:


L’iniziativa è caratterizzata anche da un importante aspetto pedagogico legato all’integrazione dei detenuti nel contesto dell’ITA Sereni

Il microbirrificio rientra nelle esercitazioni frequentate dagli alunni della scuola, che hanno finalmente un esempio positivo di inclusione sociale, e di un modello di giustizia non come semplice “pareggio dei conti” ma come percorso di rieducazione e riscatto.


Obiettivo del Progetto Pedagogico: 


Proporre un modello di giustizia inclusivo e riparativo agli studenti

Miriamo a mettere studenti e detenuti a confronto sui temi della devianza e dell'illegalità affinchè si possa dar modo ai ragazzi della scuola, futuri cittadini che attraversano una fase della vita, l’adolescenza, densa di contraddizioni e rischi, di fare un’esperienza significativa,di conoscenza e approfondimento di temi complessi  seguendo lo schema educativo del carcere che entra a scuola e della scuola che entra in carcere , ad avviare i ragazzi a riflessioni molto "mature" sui temi della giustizia, del carcere e della pena, e permettere di conoscere e far maturare il “pensiero critico” dei giovani rispetto ai temi della devianza, del carcere, del reinserimento sociale dei detenuti in una sinergia delle Istituzioni coinvolte, ciascuna con un proprio "modello" di intervento, ma con un unico filo conduttore:  l'educazione alla legalità.

Tendiamo a far divenire la scuola un  luogo privilegiato di educazione dei giovani ai valori dell’accoglienza e della legalità, un contesto dove, stimolando la capacità del riconoscimento e del rispetto delle regole, offrire agli studenti una possibilità di riflessione sulla devianza,sulle condotte antisociali, sul pregiudizio, l’emarginazione, la tolleranza, la solidarietà e sulla possibilità di riscatto sociale di coloro che hanno commesso reati collaborando al percorso pedagogico di prendere decisioni in modo consapevole e costruttivo, di corretta  gestione e possesso delle fondamentali abilità cognitive, sociali, emotivo/relazionali che consentono agli adolescenti di ottenere obiettivi di crescita in una maniera dialettica ed esaustiva per consentire loro di evitare rischi di comportamenti che possano compromettere il loro futuro (life skills), di travalicare la “normale” trasgressività adolescenziale che possa portare a commettere prevaricazioni e reati, ragionando prima di agire e fortificando l’abilità di gestione della difficoltà di contenere gli impulsi, elementi questi fortemente presenti nella fase adolescenziale .Il progetto educativo  ha fra i suoi obiettivi principali  quello importante di cogliere la percezione che hanno i giovani delle persone che commettono reati per poi finire in carcere per scontare la loro pena e il “debito” verso la società,sensibilizzandoli approfondendo e dando loro una maggiore conoscenza e consapevolezza (empatia) del complesso tema sociale della vita dei detenuti e della giustizia penale e quello di poter permettere di comprendere sia l’importanza e valore che l’Istituto “Emilio Sereni” offre ai detenuti  partecipanti alla realizzazione del Birrificio, e che il settore della giustizia penale e del carcere non riguarda solo il detenuto  ma l’intera comunità in quanto tale e in quanto società civile in uno Stato che ha tra i  suoi principi fondamentali l’uguaglianza e la dignità tra le persone.

 Tenuto conto dei ricorrenti fenomeni di bullismo e di offesa alla dignità della persona, l’opera di sensibilizzazione intensa e puntuale verso le giovani generazioni, per un compiuto e partecipato esercizio dei diritti e dei doveri, a partire da quelli scolastici, appare quanto mai urgente.

  A tal proposito per quando suddetto appare interessante  ed efficace la proposta di questo esperimento educativo nell’ambito di una istituzione quale l’ITA “Sereni”,contesto dove mostrare agli studenti un modello di giustizia inclusivo e riabilitativo in una prospettiva pedagogica e di riscatto, in un incontro collaborativo fra Carcere e Scuola Superiore, luogo di percorso evolutivo di futuri cittadini.

  Appare ormai evidente che una Istituzione carceraria che porta l’individuo ad uno stato di abbrutimento e/o di conferma della sua condotta criminale e asociale non ha alcun senso né finalità socialmente positive ed appare una punizione, quasi come una semplice “vendetta della società”.

    Gli sforzi e gli obiettivi di umanizzazione della pena non sono un male della società, al contrario, rappresentano il livello della civiltà di un popolo, della cultura del paese,ad esempio in alcuni paesi del Nord Europa mediante il perfezionamento dei programmi rieducativi,puntando all’umanizzazione dello stato detentivo, delle pene, attualmente  si stanno riducendo il numero delle carceri,  poichè si assiste al  fenomeno del “non ritorno  al delinquere “, tutto ciò risulta essere un dato di fatto concreto e in finale un vantaggio imprescindibile per la società,il reintegro dei detenuti nella società una volta fuori dal carcere.

  L’attività lavorativa, l’apprendimento di un mestiere rappresenta l'elemento centrale perché l’individuo possa completamente riprendersi  la  sua dignità  umana che spesso  nella sua  esperienza di vita detentiva non viene  riconosciuta per via degli errori commessi.

 In termini reali e concreti la proposta di avviamento al lavoro per i detenuti, una presa di coscienza sul lavoro e sul mondo al di fuori del carcere,  non  è  altro che un tentativo di allineamento e di equiparazione  delle  misure alternative con quelle che vengono adottate ed in vigore nella  maggioranza dei paesi europei più evoluti e civili, come ad esempio  Olanda, Svezia etc..   nazioni che hanno da tempo compreso e messo a regime che per rieducare l’individuo, il cittadino che sconta una pena, occorrono mezzi ,strumenti efficaci e necessari quali sensibilità, coscienza civile, incontro delle Istituzioni sui cui è possibile fare leva per ricostruire una identità civile,informazione e superamento del pregiudizio, non dimenticando durante il percorso che il restituire alla società una persona cambiata positivamente rappresenta  un vantaggio, un dovere istituzionale ,un “guadagno e un risparmio ” e  senza alcun dubbio una necessità per tutta la collettività,una concreta attuazione dei principi costituzionali di rieducazione del condannato, attraverso l’occupazione di alcuni detenuti ,quindi il coinvolgimento dei detenuti in attività lavorative deve configurarsi come l’inizio di una riforma che non deve essere solo una promessa effimera, ma un inizio di adeguamento a quello che avviene già in altre realtà più evolute.

   Il lavoro  rappresenta la base dei reinserimento sociale  soprattutto dal punto di vista della realizzazione personale e dall’uscita della devianza, così che il detenuto si senta e si percepisca una volta tanto protagonista di una storia personale a lieto fine  coincidente con il  suo riscatto sociale , l’attività lavorativa stessa, a percezione del detenuto, serve ad impiegare il tempo in modo più redditizio e formativo così da poter progettare un ritorno ad una esistenza normale e ai propri affetti.

 Da vari studi si ricava che le misure alternative alla detenzione riducono le spese della stessa detenzione ,a tal proposito, Il Nida, l’ente statunitense che si occupa di dipendenze, ha dimostrato come ogni dollaro speso nelle strutture riabilitative esterne al carcere sia capace di diminuire di 14 volte la spesa legata ai reati connessi con i problemi di alcool o tossicodipendenza e da varie ricerche effettuate è emerso che la maggior parte dei detenuti, la cui vita è stata caratterizzata da una esistenza deviante  intrecciata frequentemente allo spaccio di sostanze stupefacenti, ritiene e considera  la formazione scolastica e lavorativa un punto fermo per allontanarsi dagli elementi negativi della detenzione.

   Fra le varie tracce di riabilitazione sociale pare primeggiare principalmenteil lavoro , interpretato come una possibilità di riscatto e come un tassello fondamentale nell’iter rieducativo; lo scopo primario consiste  infatti nel far  apprendere al soggetto un’attività attraverso la quale il detenuto sia in grado, una volta scontata la pena, di allontanarsi  dal comportamento delinquenziale e di reinserirsi nella collettività,  il lavoro quindi, rappresenta  lo strumento efficace e principale di reinserimento del detenuto per una sua ripresa dignitosa di vita nella legalità e per un rientro nella società a tutti gli effetti, il suo reintegro  nella società una volta fuori dal carcere;  in questo contesto appare evidente che la possibilità di un lavoro già nel corso della detenzione con una prospettiva a lungo termine rappresenta un obiettivo da raggiungere ad ogni costo.

   Le varie misure alternative , l’affidamento in prova ai servizi sociali, la semilibertà, la liberazione anticipata, come tutti gli altri benefici, hanno il significato, sostanzialmente, di  interventi efficaci soprattutto per quanto riguarda l’aspetto pedagogico e formativo della persona, anche della sua autostima personale e sociale ,tenendo presente che il detenuto ,che segue un percorso di reinserimento sociale ,deve poter essere considerato un lavoratore che possa sperare a fine pena di ottenere la possibilità di reinserimento nel mondo .

La formazione ed il lavoro rappresentano  due valori indispensabili per il reinserimento sociale dei detenuti, l’importanza di responsabilizzare coloro che vogliono cambiare vita

   Spesso nel nostro paese, il paese di Cesare Beccaria , non si riflette abbastanza che il grado di civiltà di un paese si misura anche  dalle sue carceri: oggi gli istituti penitenziari italiani appaiono quasi un dimenticatoio dei reietti dalla società divenendo invece a volte una vera e propria scuola del crimine, quasi un perfezionamento dello stesso, dimenticandosi che  il carcere non serve solo ad espiare la pena ma deve servire soprattutto a redimersi, a “rimettersi in carreggiata”.

  L'impegno di  associazioni , direzioni carcerarie, aziende etc. ha permesso in alcune situazioni a vari detenuti di potersi costruire un futuro, di conseguire un mestiere conquistato nel corso della detenzione e che ha consentito  di abbandonare il comportamento deviante e di avviare una carriera positiva socialmente,il tutto attraverso un percorso virtuoso di formazione e preparazione al lavoro da parte dei vari enti nei confronti dei detenuti,ciò ha dimostrato che  sia possibile ridurre sensibilmente il numero degli episodi recidivi e di combattere una prosecuzione della condotta deviante da parte della persona che sconta una pena, ad es. esempio lo dimostrano i progetti del carcere di Volterra che hanno portato ad una recidiva complessiva del 20 per cento, ben più bassa del 70 per cento della media.

Si denota infine l’auspicio per una trasformazione dell’Istituzione carceraria in un ruolo di ri-socializzazione e reinserimento sociale tendente al recupero della persona sia sotto il profilo della dignità individuale che sotto quello della valorizzazione delle attitudini personali , con l’obiettivo che la formazione locale sia orientata alla preparazione di figure professionali richieste dal mercato del lavoro e che le opportunità lavorative siano indirizzate verso settori richiesti , in linea con le normative che prevedono che al detenuto venga assicurato un lavoro nella forma ritenuta più idonea, compreso l’esercizio in proprio di attività individuali, artigianali e artistiche. 

Strumenti e metodo:

1 )  all’inizio del percorso formativo di ogni modulo verrà dato agli studenti un semplice questionario di indagine riguardo le conoscenze,opinioni, suggerimenti sul tema della giustizia, legalità, pena e riscatto sociale e successivamente un altro di verifica a fine corso.

2) il microbirrificio può rientrare nelle esercitazioni frequentate dagli alunni della scuola, che avrebbero finalmente un esempio positivo di inclusione sociale, e di un modello di giustizia non solo ”punitiva e vendicativa” ma come opportunità di reinserimento/riscatto della dignità umana.

3) si organizzeranno e programmeranno degli incontri,in accordo con la scuola, in diversi momenti dell’iniziativa, tra la Scuola (docenti e studenti), l’Associazione ed  il Prap Lazio (Provveditorato Regionale Amministrazione Penitenziaria) sulle tematiche della legalità e dell’integrazione oltre ad eventi mensili di informazione e sensibilizzazione.

4)  gli operatori della ONLUS condurranno degli incontri con la partecipazione dei detenuti e la loro eventuale testimonianza nell’ambito del corso. Gli studenti verranno stimolati a fare domande ed esprimere liberamente le proprie opinioni in merito, poiché saranno argomento di discussione e di riflessione di gruppo,per costruire insieme un percorso personale critico e riparativo, permettendo di conoscere e confrontarsi realmente con i percorsi che hanno portato i detenuti alle proprie drammatiche esperienze di vita con successiva perdita della  libertà, eliminando i condizionamenti dei mezzi di informazione dai quali generalmente apprendono queste realtà e compiendo un’elaborazione propria ed educativa,con l’obiettivo anche di far conoscere agli studenti la realtà giudiziaria e di diffondere ilvalore della Legalità, momento di formazione e sensibilizzazione rivolta agli studenti della Scuola superiore, adolescenti che si accingono a diventare i lavoratori del futuro, approccio ai temi  della legalità e solidarietà, del recupero della persona, del superamento del pregiudizio nei confronti di chi ha “sbagliato”.

5)  Nell’ambito degli incontri si proporrà da parte degli operatori Onlus  agli studenti interessati di collaborare direttamente ad  attività  volte all’informazione e alla sensibilizzazione sui comportamenti a rischio( pochi sanno ad esempio che con il nuovo Codice della strada, se si viene fermati alla guida di un mezzo in stato di ebbrezza,  con un tasso alcolico anche di poco superiore a quello consentito -che per giovanissimi e neopatentati è uguale a zero-, si rischia fino ad un anno di condanna ritrovandosi poi con una fedina penale macchiata; gli adolescenti generalmente non sanno quindi che si possa andare incontro ad un rischio “carcere”, anche se in questo caso la pena -ma solo la prima volta- può essere sostituita da un lavoro socialmente utile), per esempio ricavare con gli strumenti informatici più in uso tra i giovani (facebook, twitter, youtube etc.) le testimonianze e i materiali prodotti dalle associazioni di volontariato attive nel progetto,usare power point, costruire insieme un blog relativo all’argomento, promuovere l’utilizzo di tecnologie informatiche e telematiche come strumenti di sviluppo nella legalità – progettare e sviluppare, insieme con gli studenti, sistemi educativi anche multimediali per la divulgazione della legalità , animare confronti con  allievi  e persone detenute per sviscerare le problematiche inerenti lo sviluppo socio economico del territorio nella legalità, fare proposte inerenti al problema del recupero dei detenuti, sui lavori socialmente utili etc. a tal proposito sarebbe utile ed interessante che tale materiale sia poi a disposizione della scuola, che tale attività sia continuata e in qualche modo riferita al resto degli alunni con iniziative didattiche.

 Affiancando la scuola nel suo percorso formativo con la partecipazione dei detenuti verrà illustrata inoltre la panoramica dei  lavori di pubblica utilità  allo scopo di sviluppare una attività di prevenzione, a partire dai comportamenti a rischio “generazionali” (ad es. guida in stato di ebbrezza o sotto effetto di sostanze etc.). Le persone detenute  con  la loro testimonianza parteciperanno con gli studenti  coinvolti nel corso formativo nei vari incontri, tenendo presente che con il lavoro di pubblica utilità, si permette ai detenuti di pagare, almeno in parte, il proprio debito nei confronti della società e che tale attività rappresenta anche  un’occasione preziosa per le tante Amministrazioni pubbliche.  Per accrescere il potenziale educativo ed integrativo fra i detenuti partecipanti al progetto e gli studenti dell’Istituto Sereni, si stimolerà ad attivare dei laboratori che confronteranno la conoscenza del territorio e lo spirito di iniziativa dei ragazzi, con le professionalità e le potenzialità disponibili tra i detenuti, permettendo di generare idee di azioni di pubblica utilità da proporre alle Amministrazioni competenti.

6) durante lo svolgimento del corso formativo saranno attivati dei laboratori integrati di studenti e detenuti per l’ideazione di slogan utilizzabili per il marketing, di nomi delle birre da produrre, di contenuti e grafica delle etichette e del materiale divulgativo, nonché per l’elaborazione di proposte progettuali di lavori di pubblica utilità che favoriscano il confronto e la sensibilizzazione sul tema dell’inclusione sociale,ai fini del reinserimento dei condannati, con una forte valenza di contrasto alla recidiva, che contribuisca concretamente alla costruzione di una società più sicura e civile,allo scopo anche di diffondere e rafforzare la cultura della legalità, nell’ambito del POF attraverso la collaborazione dei soggetti coinvolti nelle varie iniziative, gli operatori e i professionisti della Onlus e i ragazzi della scuola, al fine di poter dimostrare e testimoniare nel percorso formativo come ,affrontando tematiche difficili e spinose come quelle derivanti dalla condotta criminale e deviante in genere, questo possa diventare terreno fertile per la crescita della coscienza sociale, soprattutto tra le nuove generazioni che saranno i primi interpreti della vita sociale di domani

Facciamogliela pagare!


Ma non facendoli marcire in spazi angusti, incubatori di violenza e risentimento, che oltretutto ci costano più di 3500€ al mese ognuno.


Col lavoro di pubblica utilità, non remunerato che permetterebbe ai detenuti di pagare, almeno in parte, il proprio debito nei confronti della società, e rappresenterebbe  un’occasione d’oro per le tante Amministrazioni pubbliche che, per le difficoltà economiche in cui versano, faticano a manutenere e mantenere il decoro delle città in cui viviamo.

Non si tratta di lavori forzati. Si tratta di giustizia riparativa.


I lavori di pubblica utilità sono ben visti anche da parte dei detenuti,  soprattutto se associati a permessi od altri benefici, che apprezzano la possibilità di sfuggire all’inedia ed agli spazi angusti in cui sopravvivono. Gli offrirebbero  un percorso riabilitativo e risarcitorio nei confronti della comunità, e permetterebbero di verificarne l’attitudine all’impegno ed al rispetto delle regole, realizzando un modello di giustizia riparativo ed inclusivo.


Ovviamente non sono un’alternativa al  lavoro remunerato in base alle regole di mercato, che tra l'altro è alla base di questo progetto, ma ricordiamo che questo attualmente occupa poco più del 2% della popolazione detenuta.


In quest’ottica sosteniamo l'idea di condannare direttamente in sentenza i responsabili di alcuni reati di scarso allarme sociale, come già avviene per la guida in stato di ebbrezza, allo svolgimento di attività non remunerata a favore della collettività, evitando un passaggio inutile in carcere e consentendo alle Amministrazioni di acquisire risorse che, di questi tempi, sarebbero oro.


Ricordiamo che il 20 Giugno 2012 è stato firmato, proprio per promuovere il lavoro socialmente utile dei detenuti a favore delle comunità locali, un Protocollo d'intesa tra Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e Associazione Nazionale Comuni

(per leggerlo clicca qui.. )


Noi ci proponiamo di promuovere progetti di utilizzo del lavoro socialmente utile, predisponendo  uno spazio sul nostro sito web dove raccogliere le vostre proposte, che saremo ben lieti di provare a sviluppare insieme, e cercare di farle diventare delle realtà attive.


Per mandarci i tuoi suggerimenti

 clicca qui


Per accrescere il potenziale educativo ed integrativo fra i detenuti partecipanti al progetto e gli studenti dell’Istituto Sereni, verranno attivati dei laboratori che confronteranno la conoscenza del territorio e lo spirito di iniziativa dei ragazzi, con le professionalità e le potenzialità disponibili tra i detenuti, permettendo di generare idee di azioni di pubblica utilitàda proporre alle Amministrazioni competenti.


Verranno per questo organizzati, a cadenza mensile, degli eventi. Verrete a bervi una birra “al fresco” del nostro birrificio, e voterete l’idea che vi convincerà di più. I fondi raccolti, contribuiranno a rendere fattibile il progetto che avrà raccolto i consensi maggiori.

Vi assicuriamo che ne varrà la pena!


Per maggiori info e prenotazioni 

clicca qui..

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